Begin a journey through one of the most original first-person games of recent years.
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Perlopiù positiva (5,477 recensioni) - 5,477 recensioni degli utenti (75%) per questo gioco sono positive.
Data di rilascio: 14 feb 2012

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Informazioni sul gioco

“A deserted island…a lost man…memories of a fatal crash…a book written by a dying explorer.”

Two years in the making, the highly anticipated Indie remake of the cult mod Dear Esther arrives on PC. Dear Esther immerses you in a stunningly realised world, a remote and desolate island somewhere in the outer Hebrides. As you step forwards, a voice begins to read fragments of a letter: "Dear Esther..." - and so begins a journey through one of the most original first-person games of recent years. Abandoning traditional gameplay for a pure story-driven experience, Dear Esther fuses its beautiful environments with a breathtaking soundtrack to tell a powerful story of love, loss, guilt and redemption.

Forget the normal rules of play; if nothing seems real here, it’s because it may just be all a delusion. What is the significance of the aerial -- What happened on the motorway -- is the island real or imagined -- who is Esther and why has she chosen to summon you here? The answers are out there, on the lost beach, the windswept cliffs and buried in the darkness of the tunnels beneath the island… Or then again, they may just not be, after all…

Dear Esther is supported by Indie Fund.

Key features:

  • Every play-through a unique experience, with randomly generated audio, visuals and events.
  • Explore Incredible environments that push the Source engine to new levels of beauty.
  • A poetic, semi-randomised story like you've never experienced in a game before.
  • Stunning soundtrack featuring world-class musicians.
  • An uncompromisingly inventive game delivered to the highest AAA standards.

Soundtrack

Jessica Curry's haunting and beautiful soundtrack to Dear Esther, now available on Steam, has been a hit with gamers and critics alike. Reviewers have said ""Curry's score reflects the player's feelings without oppressively instructing them. Exquisitely constructed, both sonically and visually" (Eurogamer), "as beautiful as the game is, it’d be remiss not to mention Curry’s atmospheric soundtrack...impossible to ignore." (Edge), "spellbinding, fascinating aural landscape: a resounding success" (Square Enix), "Curry's delicate & understated musical score achieves a level of excellence. It's the ultimate achievement of composition." (Bitgamer). The soundtrack was shortlisted for the Excellence in Audio award at the Independent Games Festival 2012

Requisiti di sistema

Windows
Mac OS X
    Minimum:
    • OS:Microsoft Windows XP / Vista / Vista64
    • Processor:Intel core 2 duo 2.4GHz or higher
    • Memory:1GB XP / 2GB Vista
    • Graphics:DirectX 9 compliant video card with Shader model 3.0 support. NVidia 7600, ATI X1600 or better (Pre-Sandybridge Intel graphics chipsets not yet supported)
    • DirectX®:9.0c
    • Hard Drive:2 GB HD space
    • Sound:DirectX 9.0c compatible sound card
    Recommended:
    • OS:Microsoft Windows XP / Vista / Vista64
    • Processor: Quad core 2.4GHz or higher
    • Memory:1GB XP / 2GB Vista
    • Graphics:DirectX 9 compliant video card with Shader model 3.0 support. NVidia 8800, ATI Radeon 2900 pro or better (Pre-Sandybridge Intel graphic chipsets not supported)
    • DirectX®:9.0c
    • Hard Drive:2 GB HD space
    • Sound:DirectX 9.0c compatible sound card
    • OS: MAC OS X 10.6.7 or higher
    • Processor: Intel Core Duo Processor (2GHz or better)
    • Memory: 2GB
    • Hard Disk Space: At least 2 GB of Space
    • Video Card: ATI Radeon 2400 or higher / NVIDIA 8600M or higher / Intel HD Graphics 3000
Recensioni dei giocatori
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Pubblicate di recente
MC23
( 1.9 ore in totale )
Pubblicata: 12 luglio
Fantastico gioco, anche se parlare di semplice gioco qui è riduttivo.

Niente azione, enigmi o interazione con l'ambiente, solo un magnifico viaggio introspettivo alla ricerca di se stessi. Dear Esther è un piccolo capolavoro, che poterbbe non venire apprezzato da chi considera i VG come mero strumento di divertimento e non come forma d'arte vera e propria. La bassa longevità conta poco quando i dialoghi, le emozioni e le sensazioni che ti fa provare questo gioco sono così grandi. Consiglio assolutamente l'acquisto a chi la pensa come me sui VG, gli altri non sanno che si perdono.

PS: nonostante le musiche del gioco siano molto belle, io l'ho giocato ascoltando Chopin e Liszt e non me ne sono pentito!
Lucafg
( 1.7 ore in totale )
Pubblicata: 24 giugno
http://store.steampowered.com/curator/24577210-Video-Games-Art/

Il titolo è stato concepito e sviluppato dal 2009 al 2012 dal team che va sotto il nome di The Chinese Room, un gruppo di matrice accademica guidato da docenti universitari con intenti prettamente di ricerca artistica ed espressiva nel campo dei videogiochi. Tanto di cappello! Sono gli stessi che hanno sviluppato Everybody's Gone to the Rapture, anche se pare con meno successo di critica.

Il modo migliore per recensire Dear Esther è fare una sorta di cronaca dell'esperienza videoludica che ci regala. Tranquilli, non è un gioco che può essere soggetto a spoiler.
Quando avviamo il gioco ci appare una piacevole immagine di un mare al tramonto con le suggestive scogliere di un'isola. Lo sciabordio delle onde ci culla assieme al pianoforte e agli strings della colonna sonora. Visto che si tratta di un titolo del 2012 possiamo tranquillamente selezionare le opzioni grafiche alla massima qualità, con tanto di Vertical Sync e filtri vari, a patto di avere un PC aggiornato. La potenza grafica è un fattore importante per rendere al massimo l'espressività estetica legata agli scenari e alle ambientazioni.

La nostra avventura inizia davanti ad un faro, abbandonato come tutto il resto dell'isola. Godiamo del bel panorama marino, ma ancora non notiamo nulla di straordinario nell'estetica. Il gioco è in soggettiva assoluta e non possiamo nemmeno vedere i nostri arti; nel prosieguo del gioco ci chiederemo se effettivamente la nostra presenza sia fisica....!!! Il narratore, che coincide con il personaggio che impersoniamo, proferisce discorsi senza senso con un linguaggio forbito e poetico. Iniziamo ad esplorare l'isola e cominciamo a percepire un pizzico di malinconia, di quel gusto decadentista e romantico tipico di certa letteratura, ma ancora è troppo poco.

Per circa mezz'ora prevale la noia! O meglio lo “stupore al negativo”, ovvero la delusione incredula, per la scarna esperienza di gioco. Ci chiediamo: ma non si fa nulla in questo gioco? Si cammina e basta e si ascoltano parole, poetiche quanto vuoi, ma senza senso.
Non si interagisce in alcun modo! Ok, piacevoli le ambientazioni e la musica, ma non basta! Intrigante quella spirale di Fibonacci disegnata solcando la sabbia sulla riva, ma che vorrà mai dire? E tutti quei copertoni e sportelli di automobili che troviamo incastrati negli scogli? E le pagine strappate di un libro, a volte a mo' di barchette di carta, che però non possiamo in alcun modo leggere? E le formule chimiche e gli strani graffiti dipinti sui muri, sulle scogliere o sulle pareti delle grotte con la vernice fosforescente?
Nonostante lo stupore negativo, la curiosità di esplorare l'isola ci fa andare avanti. Deve esserci qualcos'altro in questo gioco, altrimenti perché è così apprezzato?
In effetti man mano si riesce ad intuire qualche nesso fra ciò che vediamo e gli strambi discorsi del narratore. Forse siamo vittime di un incidente stradale, siamo morti, impersoniamo un fantasma, e quelli che vediamo sono simboli della tragedia e della nostra vita passata? Forse la Cara Esther del titolo è la nostra amata perduta?
E proprio mentre siamo indecisi se mollare il controller e spegnere e mentre ci girano queste cose in testa, arriviamo all'entrata delle caverne!

All'improvviso il nostro cervello è come se smettesse di pensare, tutti i dubbi precedenti spariscono e ci ritroviamo concentrati unicamente sul nostro viaggio verso l'abisso!
E' in questo momento che quel senso malinconico, elegiaco, decadentista, poetico prende il sopravvento e veniamo conquistati dall'atmosfera del gioco. I discorsi del narratore pur rimanendo incomprensibili, diventano fluidi, suggestivi e si sposano magnificamente con i sublimi scenari estatici, ma allo stesso tempo eterei, diafani, contemplativi. Diciamo che iniziamo a sintonizzarci sul mood della vicenda, e godiamo di quelle sensazioni pur solo intuendo, senza per forza aver bisogno di una storia descritta nei minimi particolari.

Il viaggio dentro le coloratissime caverne è una metafora di un viaggio nell'inconscio, per recuperare ricordi e sensazioni del passato; diventa la visualizzazione delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti più reconditi. E andiamo sempre più giù, sempre più giù, fino a scandagliare le profondità del nostro animo e a sprofondare negli abissi di un oceano, sul cui fondo troveremo conferma di ciò che avevamo intuito..... La scena di fronte alla quale ci troveremo ci coglierà impreparati; ha una forza suggestiva notevole, così che rimarrà impressa nella nostra mente a lungo. E non per qualche jump scare o per chissà cosa. Non succede nulla, come in tutto il gioco, eppure...! E' questa la sfida, direi vinta, degli sviluppatori di Dear Esther: fare di un videogioco un momento di introspezione astratta e profonda!
E' difficile descrivere a parole quel che il gioco ci trasmette, perché utilizza unicamente componenti visive ed estetiche per esprimersi!
Ad un certo punto usciremo dalle caverne e ad accoglierci ci sarà uno scenario crepuscolare che toglie il fiato, con la Luna al tramonto che si riflette sulla placida superficie del mare! Ormai il gioco ha avuto il meglio sulla nostra razionalità e ci ha trasformato in tanti piccoli aspiranti Baudelaire, sensibili al romanticismo decadente ed elegiaco di ciò che ci circonda, capaci di lasciarci suggestionare dall'esile filo di trama a mala appena suggerito e intuito. Per cui non ci chiederemo più cosa significhi questo e quell'altro, ma ci lasceremo trasportare verso il finale in questo stato di sospensione estatica.

E adesso la domanda cardine! Dear Esther è un videogioco? Non si fa nulla di nulla se non camminare! Non c'è gameplay! Niente! Zero! Allora?
Un'esperienza simile al cinema sarebbe impossibile, perché la forza dell'esperienza è nella contemplazione visiva ed estatica condotta con i tempi e i modi del giocatore. Siamo noi che muoviamo la telecamera, siamo noi che scegliamo dove dirigerci, siamo noi che decidiamo il flusso delle inquadrature. Possiamo anche gettarci in un burrone, affogare in mare, per poi risorgere magicamente! E' come se noi fossimo i registi! E' la nostra sensibilità che ci farà rispondere alle suggestioni del gioco e quindi detterà ritmi e inquadrature. Scandaglieremo a nostro piacimento l'isola così come scandagliamo la nostra coscienza parlando con noi stessi nei momenti di intimità.
Arte visuale, introspettiva, astratta e contemplativa, ma interattiva. Solo il mezzo videoludico può fornirci un'esperienza simile.

Ora possiamo capire perché all'epoca della sua pubblicazione, il lavoro del team The Chinese Room sconvolse il mondo videoludico e diede inizio ad un un nuovo filone che ha già ispirato un altro walking simulator di grande caratura artistica, The Vanishing of Ethan Carter, che però aggiunge i piaceri concreti di una trama e di un gameplay più consistenti.

Vi rammento che Dear Esther non ha i sottotitoli in italiano, a meno che non installiate una apposita patch; particolare da non trascurare visto l'inglese forbito utilizzato, di difficile comprensione.
Altra raccomandazione: il titolo va giocato di getto, tutto in una volta, tanto dura bene o male quanto un film; sarete voi a stabilire esattamente la durata, ma sarà difficile andare oltre le due ore e mezza.

In conclusione: non per tutti i gusti, un titolo di difficile metabolizzazione che è quasi la negazione di ciò che normalmente intendiamo come videogioco; coraggioso e innovativo, sarà apprezzato dalle persone più sensibili e da chi è avvezzo ad usufruire di prodotti artistici e intellettuali più ricercati; un punto di non ritorno per l'arte videoludica.

Voto: 9/10
h4num4n
( 7.0 ore in totale )
Pubblicata: 3 maggio
Dear Esther è un gioco profondissimo, con un abile gameplay che non annoia e una storia dalla trama potente, lirica e piena di spunti di riflessioni.
Allora cosa c'è che non va?
Che scherzavo: Dear Esther è divertente come uccidersi prendendosi a schiaffi da soli. Non ho una grande esperienza per i "walking simulator", e faccio fatica a capire cosa ci sia di attraente in questo gioco. Non parlo del gameplay perché avrebbe lo stesso effetto di, boh, parlare di parlare di impennate in una corsa di tricicli. Cammina cammina cammina. Punto. A pensarci bene c'era un altro gioco simile: "The Path" dei Tell of Tales, che però recuperava con una storia davvero inquietante e con un significato interessante.
Dear Esther ci prova. Il problema è che capisci molto presto dove andrà a parare e va esattamente lì, in quella direzione, compiendo uno sforzo davvero degno di nota per annoiarti tantissimo, pure sul retoricissimo finale. Se ti stai divertendo a giocare a Dear Esther sei più inquietante di qualcuno che conserva dei pezzi dei suoi parenti in frigo. Hai qualcosa di malato. Questo gioco è scientificamente realizzato in modo da non farti MAI divertire. Se per qualche motivo tuo lo fai, è probabile che ti crashi il computer.
Leggo altre recensioni in cui è accusato di razzismo, misoginia etc...
Ma magari. Almeno in negativo qualcosa c'avrebbe.
Nick
( 2.2 ore in totale )
Pubblicata: 29 aprile
non varrà di certo il prezzo di copertina. prende neanche 8 ore di gioco; tuttavia offre un'esperienza immersiva in un'isola meravigliosa e misteriosa; peccato che, seppur la grafica sia bella, ci sono piante bidimensinali e texture spalmate che minano la bellezza del piccolo titolo meraviglioso e strano. una colonna sonora degna di questo nome che fa immergere in tutto e per tutto e rende le emozioni contenute nel titolo
Feterrico
( 2.2 ore in totale )
Pubblicata: 2 marzo
Gioco a mio avviso imprescindibile. Scardina ogni convinzione su un gioco e porta il divertimento all'essenza. L'esplorazione è la parte migliore del gioco. Vi immergerete in paesaggi memorabili che difficilmente scorderete. La trama e la lettura delle lettere riesce a creare un atmosfera toccante e malinconica. Davvero un ottimo capolavoro.
Dan
( 1.2 ore in totale )
Pubblicata: 17 febbraio
Dear Esther non è un gioco, non è un videogioco, non è una storia, non è un'avventura...Dear Esther semplicemente non è.
È una fantasia, finzione, un "viaggio" visionario...all'interno del quale poco o nulla viene spiegato.
Può piacere oppure no, potrebbe lasciarvi qualcosa, seppur poco...di sicuro, cmq, qualcosa di breve.
La trama e i pochi dialoghi non spiegano nulla, sono semi-farneticazioni di quello che si capisce essere una sorta di ultimo naufrago rimasto, e basta; di più non capirete, principalmente perché di più non vi diranno.
Il gioco dura dall'ora e trenta alla mezzora, dipende da quanto veloci andate e da se vi soffermate oppure no...a mirare il nulla.

Principalmente, cmq, seppure mi sia "piaciuto" (le virgolette sono d'obbligo in quanto in realtà non c'è nemmeno qualcosa da farsi piacere) non posso consigliarlo: primo perché non è un videogioco, non lo si può classificare tale, e secondo (e più pragmatico motivo) perché il "contenuto" di questo "prodotto" sta nell'esperienza audio-visiva...che però ormai è vecchia, essendo il "gioco" di 4 anni fa...quindi l'esperienza visiva non sarà più molto stimolante per molti di voi che già giocano ai più recenti titoli high-end; quindi...rimane quella sonora e assolutamente non è sufficiente a giustificare l'acquisto di questa "cosa".

C'è chi ha criticato giochi come Brothers, definendoli non-giochi ma "esperienze", che poi possono piacere o meno...ma lì almeno una trama c'era...qui non c'è nulla, niente di niente...e quel poco che c'è non è chiaro ed è volutamente confuso.

Un curioso quanto torbido "benchmark" dagli ormai defunti intenti...se un vostro amico con la libreria condivisa ce l'ha giocatelo, richiede mezzora o poco più, tanto per curiosità; diversamente lasciate perdere...non vi perdete nulla. Ma non in senso negativo eh...ma proprio perché non c'è niente da perdere.

P.S.: Devo ancora capire se il finale è proprio così...o ho avuto un bug io...o è stato programmato a cazzo. Cmq non cambia il resoconto totale, come ha già genialmente e retoricamente chiesto qualcuno:"Did I win?". Riassume tutto.
ĢяilløPαиdλ - Skinodds.com
( 2.7 ore in totale )
Pubblicata: 8 febbraio
You have to play this game during one playthrough. Not just because your progress won't be saved if you don't (Thing that could have been done different and, of what i think of the game, it's the only bad thing), but because this story will drag you down and will make you stay put in front of the monitor. The environment, the soundtrack while you walk through sand and hills, the narrator's voice..All the little things you can notice while you play are put there perfectly.

I was surprised about the amount of details they put into this experience. From the sound of the sand under your feet, to the sound of the wind when you reach one of the top of the hills. From the squeaking of the fences, to the classi underwater sounds... This game's amazingly done. I played it in one breath, and for 4 hours i was into another world. Collect the pieces of the story they tell you, and, reveal the truth. Your truth.

I loved it, entirely.
Mr Zucchini
( 1.6 ore in totale )
Pubblicata: 29 novembre 2015
Particolare, immersivo, unico.
La grafica source spremuta al massimo riesce a rendere la storia (un audiolibro "interattivo") davvero immersiva ed interessante.
Da provare se lo si trova a prezzo scontato!
Nehvard
( 1.8 ore in totale )
Pubblicata: 29 novembre 2015
Il gioco vorrebbe concentrarsi esclusivamente sulla narrativa, unita ad ambientazioni mozzafiato, ma purtroppo nel complesso non riesce a sorprendere né ad affascinare. La grafica e le ambientazioni sono effettivamente ben rese, ma ogni nuovo luogo stupisce giusto per i primi secondi in cui ci si naviga. La trama narrata è pressoché poesia, ma ho trovato anch'essa incapace di stupire e perlopiù noiosa. Per quanto avesse del potenziale, sono rimasto deluso.
CUPooUT
( 4.9 ore in totale )
Pubblicata: 16 novembre 2015
ho giocato tanti exploration game, probabilmente buona parte dei più famosi, e ogni volta mi sono meravigliato di quanto fossero sempre più minimali i comandi di interazione col gioco: prima il gioco dove non si spara, poi il gioco dove neanche si salta, poi il gioco dove a malapena si usa il tasto azione, poi è arrivato Dear Esther. sintetizzarlo si può con una sola lettera "W" ..il solo tasto che premerete è W. in questo gioco camminerete, camminerete e camminerete. la trama vi sarà dispensata in piccoli pezzi sotto forma di lettere lette dal protagonista durante il vostro viaggio su un'isola deserta. il linguaggio dei testi è ricercato, poetico e di tanto in tanto arcaico, nonostante una generosa e validissima traduzione trovata nei forum, la comprensione dei testi è di ardua comprensione.
a livello grafico si poteva fare di più, essendo un exploration game, a mio parere, focalizzato su un esperienza soprattutto visiva; il capitolo nelle grotte è molto più valido dell'esterno dell'isola, graficamente parlando.
la durata complessiva è poco più di un'ora giocato senza affrettarsi e alla fine del viaggio vi ritroverete smarriti e delusi perchè probabilmente avrete capito poco o niente della trama. un giro nelle discussioni di steam e un secondo walkthrough aiuteranno.
se riuscite ad averlo in bundle o super sconto è un gioco molto particolare e può incuriosirvi e coinvolgervi ma dovete amare il genere. per me è stato più come giocare un benchmark. il pollice su è per l'idea coraggiosa di estremizzazione del gameplay con risultati sufficienti.
Recensioni più utili  Complessivamente
27 persone su 29 (93%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
2.1 ore in totale
Pubblicata: 25 dicembre 2013
Suggestivo, emozionante, angosciante e bellissimo. Appena si finisce Dear Esther non si puuò far altro che percepire una sensazione di vuoto, una tristezza sembra avvolgerti. Avviando Dear Esther entrerete nei meandri più oscuri della mente umana ed assisterete ad una evoluzione interiore senza precedenti. Questo gioco (anche se non si può definire con questa parola) può essere considerato un libro, un diario, un film, un cammino.
Se cercate qualcosa di diverso e siete pronti a esplorare un'isola (che è un'enorme allegoria), Dear Esther fa per voi.

Voto: 10/10
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15 persone su 16 (94%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
2.3 ore in totale
Pubblicata: 18 febbraio 2014
IN QUESTO VIDEOGIOCO NON CI SONO ARMI, MOSTRI, MISSIONI O TETTE. Ora che il 90% dei lettori di questa recensione ha abbandonato l'idea di giocare al titolo, possiamo venire a noi. I giocatori di Dear Esther, sin dai primi istanti di gioco, sono catapultati in questa isola grigia ed eterea, e non devono fare altro che seguirne i sentieri, esplorarne gli anfratti, mentre una voce in sottofondo declama con voce ferma il testo di alcune lettere rivolte, per l'appunto, a questa fantomatica Esther. Nessuna spiegazione, nessuna trama definita, nessuna interazione col mondo. Un'infinità di emozioni e di interpetazioni. Un finale da togliere il fiato. Più che un videogame, si tratta di una piccola opera d'arte. E in un mercato videoludico sempre più piatto, c'era bisogno di un gioco così. Anche se non è un gioco.
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
13 persone su 14 (93%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
3.6 ore in totale
Pubblicata: 13 gennaio 2014
Finora e per quanto mi riguarda, la massima espressione di Poesia Virtuale mai realizzata.

Un'opera estrema, sfacciatamente autoriale e un atto d'amore verso il medium videoludico.
Da consigliare ad occhi chiusi a chiunque, vista anche l'esigua durata.
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
12 persone su 14 (86%) hanno trovato questa recensione utile
Sconsigliato
1.1 ore in totale
Pubblicata: 10 gennaio 2015
Non ricordo esattamente dove lo acquistato, ma dico subito che me ne son pentito.

COMPRALO PERCHE:
-Paesaggi Evocativi da Esplorare e Ricchi di particolari....a livello di qualità, pur essendo un indie e realizzato con il Source (se non ricordo male era una mod di Half Life originariamente) offre a schermo un immagine davvero bella
-Ottimi suoni ambientali e musiche evocative.... un piccolo consiglio, giocatelo con le cuffie, così facendo, il mondo vi avvolgerà ancor di più
-Giocato in Inglese onde evitare possibili errori di traduzione passando alla lingua italiana, ma sinceramente, con tutta la buona volontà, non ho capito dove volessere andare a parare tutti gli intermezzi del narratore (comunque raccontati molto bene)
-Qualcuno vi accompagna durante il viaggio, occhio!

LASCIALO A STEAM:
-Non è un videogioco, ma una semplice esperienza virtuale, gameplay e longevità sono inesistente, non mi sento neanche di valutare i difetti in maniera più approfondità perchè potrei essere prevenuto (visto la premessa iniziale)


Se amate i Paesaggi Evocativi o vi piace camminare e volete vivere un esperienza virtuale posso consigliarvelo per chi cerca un videogioco, cliccate il tastino indietro dalla sua pagina nel negozio di Steam

VOTO: SV
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
7 persone su 8 (88%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
0.9 ore in totale
Pubblicata: 20 dicembre 2013
Non un gioco... ma una particolare esperienza emotiva ed estetica... particolare!
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
6 persone su 7 (86%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
4.9 ore in totale
Pubblicata: 16 novembre 2015
ho giocato tanti exploration game, probabilmente buona parte dei più famosi, e ogni volta mi sono meravigliato di quanto fossero sempre più minimali i comandi di interazione col gioco: prima il gioco dove non si spara, poi il gioco dove neanche si salta, poi il gioco dove a malapena si usa il tasto azione, poi è arrivato Dear Esther. sintetizzarlo si può con una sola lettera "W" ..il solo tasto che premerete è W. in questo gioco camminerete, camminerete e camminerete. la trama vi sarà dispensata in piccoli pezzi sotto forma di lettere lette dal protagonista durante il vostro viaggio su un'isola deserta. il linguaggio dei testi è ricercato, poetico e di tanto in tanto arcaico, nonostante una generosa e validissima traduzione trovata nei forum, la comprensione dei testi è di ardua comprensione.
a livello grafico si poteva fare di più, essendo un exploration game, a mio parere, focalizzato su un esperienza soprattutto visiva; il capitolo nelle grotte è molto più valido dell'esterno dell'isola, graficamente parlando.
la durata complessiva è poco più di un'ora giocato senza affrettarsi e alla fine del viaggio vi ritroverete smarriti e delusi perchè probabilmente avrete capito poco o niente della trama. un giro nelle discussioni di steam e un secondo walkthrough aiuteranno.
se riuscite ad averlo in bundle o super sconto è un gioco molto particolare e può incuriosirvi e coinvolgervi ma dovete amare il genere. per me è stato più come giocare un benchmark. il pollice su è per l'idea coraggiosa di estremizzazione del gameplay con risultati sufficienti.
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
6 persone su 8 (75%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
1.4 ore in totale
Pubblicata: 31 agosto 2013
L'unico vero difetto di Dear Esther è il tipo di giocatore che lo giocherà.
Immersivo e atmosferico, Dear Esther è un titolo che è capace di emozionare in vari modi, dalla felicità all'ansia.
Con una soundtrack eccezionale, un comparto grafico dettagliatissimo, una narrativa meravigliosa ed un ambiente di gioco bellissimo, è uno dei titoli più immersivi a cui abbia mai avuto il piacere di giocare.
La storia ed il finale del gioco possono essere interpretati in moltissimi modi.
Dear Esther non è un gioco. E' un'esperienza, una storia, una narrazione, e se il giocatore sarà disposto ad ascoltarla, avrà un modo migliore di vivere ogni parte di questo titolo.
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
3 persone su 3 (100%) hanno trovato questa recensione utile
1 persona ha trovato questa recensione divertente
Consigliato
2.4 ore in totale
Pubblicata: 8 settembre 2014
Recensione completa: http://www.nrsgamers.it/recensione-dear-esther-un-peso-insostenibile/

Non c’è molto da dire riguardo al “gioco” Dear Esther, non essendo possibile alcuna azione interattiva e la mancanza di un gameplay da descrivere. Si può parlare invece di quello che rappresenta e del risultato ottenuto. Dear Esther è una sfida, a mio parere vinta, da parte degli autori. Dimostrare di poter utilizzare la tecnologia dei videogiochi per raccontare in modo originale una storia. Pur essendo tecnicamente eccellente, il titolo punta sulle sensazioni, cercando e ottenendo empatia. Un lavoro ben fatto, una storia breve ma coinvolgente. Se siete in vena di esperimenti o siete in cerca di emozioni diverse dal raggiungere il millesimo “achievement”. Se non temete di affrontare argomenti non banali ma veri, intimi, che vi faranno riflettere per un paio d’ore, dovete provare, leggere, vivere Dear Esther. Poi potrete tornare a nascondervi sotto qualche cespuglio o dentro a un tombino, cecchinando e tirando bombe a caso in un qualunque FPS.

+ Design eccellente
+ Vero Multimedia: grafica, suoni, musiche e testi fusi nella trama
- Opera dedicata ad un pubblico purtroppo molto ristretto
- Richiede una conoscenza eccellente della lingua inglese
Questa recensione ti è stata utile? No Divertente
3 persone su 3 (100%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
1.7 ore in totale
Pubblicata: 24 giugno
http://store.steampowered.com/curator/24577210-Video-Games-Art/

Il titolo è stato concepito e sviluppato dal 2009 al 2012 dal team che va sotto il nome di The Chinese Room, un gruppo di matrice accademica guidato da docenti universitari con intenti prettamente di ricerca artistica ed espressiva nel campo dei videogiochi. Tanto di cappello! Sono gli stessi che hanno sviluppato Everybody's Gone to the Rapture, anche se pare con meno successo di critica.

Il modo migliore per recensire Dear Esther è fare una sorta di cronaca dell'esperienza videoludica che ci regala. Tranquilli, non è un gioco che può essere soggetto a spoiler.
Quando avviamo il gioco ci appare una piacevole immagine di un mare al tramonto con le suggestive scogliere di un'isola. Lo sciabordio delle onde ci culla assieme al pianoforte e agli strings della colonna sonora. Visto che si tratta di un titolo del 2012 possiamo tranquillamente selezionare le opzioni grafiche alla massima qualità, con tanto di Vertical Sync e filtri vari, a patto di avere un PC aggiornato. La potenza grafica è un fattore importante per rendere al massimo l'espressività estetica legata agli scenari e alle ambientazioni.

La nostra avventura inizia davanti ad un faro, abbandonato come tutto il resto dell'isola. Godiamo del bel panorama marino, ma ancora non notiamo nulla di straordinario nell'estetica. Il gioco è in soggettiva assoluta e non possiamo nemmeno vedere i nostri arti; nel prosieguo del gioco ci chiederemo se effettivamente la nostra presenza sia fisica....!!! Il narratore, che coincide con il personaggio che impersoniamo, proferisce discorsi senza senso con un linguaggio forbito e poetico. Iniziamo ad esplorare l'isola e cominciamo a percepire un pizzico di malinconia, di quel gusto decadentista e romantico tipico di certa letteratura, ma ancora è troppo poco.

Per circa mezz'ora prevale la noia! O meglio lo “stupore al negativo”, ovvero la delusione incredula, per la scarna esperienza di gioco. Ci chiediamo: ma non si fa nulla in questo gioco? Si cammina e basta e si ascoltano parole, poetiche quanto vuoi, ma senza senso.
Non si interagisce in alcun modo! Ok, piacevoli le ambientazioni e la musica, ma non basta! Intrigante quella spirale di Fibonacci disegnata solcando la sabbia sulla riva, ma che vorrà mai dire? E tutti quei copertoni e sportelli di automobili che troviamo incastrati negli scogli? E le pagine strappate di un libro, a volte a mo' di barchette di carta, che però non possiamo in alcun modo leggere? E le formule chimiche e gli strani graffiti dipinti sui muri, sulle scogliere o sulle pareti delle grotte con la vernice fosforescente?
Nonostante lo stupore negativo, la curiosità di esplorare l'isola ci fa andare avanti. Deve esserci qualcos'altro in questo gioco, altrimenti perché è così apprezzato?
In effetti man mano si riesce ad intuire qualche nesso fra ciò che vediamo e gli strambi discorsi del narratore. Forse siamo vittime di un incidente stradale, siamo morti, impersoniamo un fantasma, e quelli che vediamo sono simboli della tragedia e della nostra vita passata? Forse la Cara Esther del titolo è la nostra amata perduta?
E proprio mentre siamo indecisi se mollare il controller e spegnere e mentre ci girano queste cose in testa, arriviamo all'entrata delle caverne!

All'improvviso il nostro cervello è come se smettesse di pensare, tutti i dubbi precedenti spariscono e ci ritroviamo concentrati unicamente sul nostro viaggio verso l'abisso!
E' in questo momento che quel senso malinconico, elegiaco, decadentista, poetico prende il sopravvento e veniamo conquistati dall'atmosfera del gioco. I discorsi del narratore pur rimanendo incomprensibili, diventano fluidi, suggestivi e si sposano magnificamente con i sublimi scenari estatici, ma allo stesso tempo eterei, diafani, contemplativi. Diciamo che iniziamo a sintonizzarci sul mood della vicenda, e godiamo di quelle sensazioni pur solo intuendo, senza per forza aver bisogno di una storia descritta nei minimi particolari.

Il viaggio dentro le coloratissime caverne è una metafora di un viaggio nell'inconscio, per recuperare ricordi e sensazioni del passato; diventa la visualizzazione delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti più reconditi. E andiamo sempre più giù, sempre più giù, fino a scandagliare le profondità del nostro animo e a sprofondare negli abissi di un oceano, sul cui fondo troveremo conferma di ciò che avevamo intuito..... La scena di fronte alla quale ci troveremo ci coglierà impreparati; ha una forza suggestiva notevole, così che rimarrà impressa nella nostra mente a lungo. E non per qualche jump scare o per chissà cosa. Non succede nulla, come in tutto il gioco, eppure...! E' questa la sfida, direi vinta, degli sviluppatori di Dear Esther: fare di un videogioco un momento di introspezione astratta e profonda!
E' difficile descrivere a parole quel che il gioco ci trasmette, perché utilizza unicamente componenti visive ed estetiche per esprimersi!
Ad un certo punto usciremo dalle caverne e ad accoglierci ci sarà uno scenario crepuscolare che toglie il fiato, con la Luna al tramonto che si riflette sulla placida superficie del mare! Ormai il gioco ha avuto il meglio sulla nostra razionalità e ci ha trasformato in tanti piccoli aspiranti Baudelaire, sensibili al romanticismo decadente ed elegiaco di ciò che ci circonda, capaci di lasciarci suggestionare dall'esile filo di trama a mala appena suggerito e intuito. Per cui non ci chiederemo più cosa significhi questo e quell'altro, ma ci lasceremo trasportare verso il finale in questo stato di sospensione estatica.

E adesso la domanda cardine! Dear Esther è un videogioco? Non si fa nulla di nulla se non camminare! Non c'è gameplay! Niente! Zero! Allora?
Un'esperienza simile al cinema sarebbe impossibile, perché la forza dell'esperienza è nella contemplazione visiva ed estatica condotta con i tempi e i modi del giocatore. Siamo noi che muoviamo la telecamera, siamo noi che scegliamo dove dirigerci, siamo noi che decidiamo il flusso delle inquadrature. Possiamo anche gettarci in un burrone, affogare in mare, per poi risorgere magicamente! E' come se noi fossimo i registi! E' la nostra sensibilità che ci farà rispondere alle suggestioni del gioco e quindi detterà ritmi e inquadrature. Scandaglieremo a nostro piacimento l'isola così come scandagliamo la nostra coscienza parlando con noi stessi nei momenti di intimità.
Arte visuale, introspettiva, astratta e contemplativa, ma interattiva. Solo il mezzo videoludico può fornirci un'esperienza simile.

Ora possiamo capire perché all'epoca della sua pubblicazione, il lavoro del team The Chinese Room sconvolse il mondo videoludico e diede inizio ad un un nuovo filone che ha già ispirato un altro walking simulator di grande caratura artistica, The Vanishing of Ethan Carter, che però aggiunge i piaceri concreti di una trama e di un gameplay più consistenti.

Vi rammento che Dear Esther non ha i sottotitoli in italiano, a meno che non installiate una apposita patch; particolare da non trascurare visto l'inglese forbito utilizzato, di difficile comprensione.
Altra raccomandazione: il titolo va giocato di getto, tutto in una volta, tanto dura bene o male quanto un film; sarete voi a stabilire esattamente la durata, ma sarà difficile andare oltre le due ore e mezza.

In conclusione: non per tutti i gusti, un titolo di difficile metabolizzazione che è quasi la negazione di ciò che normalmente intendiamo come videogioco; coraggioso e innovativo, sarà apprezzato dalle persone più sensibili e da chi è avvezzo ad usufruire di prodotti artistici e intellettuali più ricercati; un punto di non ritorno per l'arte videoludica.

Voto: 9/10
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4 persone su 5 (80%) hanno trovato questa recensione utile
Consigliato
2.9 ore in totale
Pubblicata: 4 luglio 2014
Un gioco che ha molto più in comune con un libro che con un videogioco, lento ma intenso, . Da giocare se si cerca qualcosa di diverso.
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